Difendere il patrimonio aziendale

8 aprile 2013

Patto di non concorrenza e informazioni confidenziali.

Giurisprudenza in tema di patto di non concorrenza.

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La concorrenza sleale non può essere configurata né sulla base della dannosità della condotta per l’avversario né sulla base di un non ben definito animus nocendi. In particolare, va negato che tale animus nocendi valga a rendere illecite condotte che – esaminate sul piano oggettivo – tali non sarebbero. Ogni condotta di concorrenza è tenuta dall’imprenditore nella piena consapevolezza del danno che essa può arrecare al proprio concorrente ed è, anzi, finalizzata a questo obiettivo e solo una malintesa concezione dell’attività imprenditoriale può arrivare ad immaginare una concorrenza non finalizzata alla eliminazione del concorrente dal mercato. Con particolare riguardo allo storno di dipendenti, va affermato il pieno diritto di ogni imprenditore di sottrarre dipendenti al concorrente, purché ciò avvenga con mezzi leciti, quale ad esempio la promessa di un trattamento retributivo migliore o di una sistemazione professionale più soddisfacente. Di riflesso, va affermato il diritto di ogni lavoratore – sancito dall’art. 35 Cost. – a mutare il proprio datore di lavoro senza che il bagaglio di conoscenze ed esperienze maturato nell’ambito della precedente esperienza lavorativa, lungi dal permettergli il reperimento di migliori e più remunerative possibilità di lavoro, si trasformi in una sorta di vincolo che lo leghi all’attuale datore di lavoro e che precluda al lavoratore stesso la possibilità di cercare sul mercato nuovi sbocchi professionali (Cfr. Trib. Monza, 24 gennaio 2000).

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